ROMEO E GIULIETTA

Compagnia BezoarT

regia Davide Gasparro
con Andrea Bellacicco, Cardinali Valentina, Lorenzo Demaria, Valeria de Santis, Daniele Molino, Laura Palmeri, Nicolò Parodi, Giacomo Segulia
drammaturgia e adattamento Sylvia Milton – Davide Gasparro
scene e costumi Eleonora Rossi
luci Manuel Frenda
assistente alle scene e costumi Giulia Giovanelli
realizzazione Laboratorio Paruta, Opificio Creativo Sas
distribuzione e management Theatron 2.0
produzione BezoarT

La storia di Romeo e Giulietta è patrimonio culturale indiscutibile, entrata a far parte dell’immaginario comune e nota a tutti.
Tuttavia alcuni suoi aspetti sono conosciuti in maniera poco fedele all’originale, traviati da consuetudini e cliché di tradizione romantica. La ricerca legata a questo spettacolo ha voluto anzitutto rimettere nella giusta prospettiva alcuni di questi aspetti. L’opera ci presenta un mondo alla rovescia: ogni scena d’amore è tetra, buia e ogni scena di morte è luminosa, piena di luce. Inoltre il linguaggio dei personaggi utilizza molto spesso immagini funebri e cimiteriali in rapporto a vicende gioiose. In questo clima alterato la passione dei protagonisti nasce storta, destinata a un finale amaro. Inoltre gli adulti, coloro che dovrebbero avere buon senso e saper guidare i giovani, spesso sembrano più violenti e sconsiderati di questi ultimi, e sono i soli a salvarsi, mentre quasi tutti i ragazzi muoiono. Lo spettacolo porta il personaggio di frate Lorenzo in primo piano facendo rivivere, come in una confessione pubblica dei peccati, una vicenda che finisce male anche a causa di sue errate valutazioni. La storia emerge attraverso scene vissute come dei flashback in uno spazio astratto che si compone di scena in scena. A scandire la metà esatta dello spettacolo si situa la morte di Mercuzio. Essa non è solo morte della giovinezza, ma simbolo di un passaggio inevitabile che lo spettacolo vuole raccontare: quello verso l’età adulta. Le culture antiche scandivano questo passaggio con grandi e importanti riti destinati agli adolescenti, dopo i quali solo chi sopravviveva poteva dirsi adatto a entrare nel mondo degli adulti. Shakespeare racconta proprio di questo passaggio, di quello che dell’infanzia si abbandona per crescere e pone un dubbio: è lecito scegliere di morire piuttosto che diventare un adulto che non si vuole essere?

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