LA DOLCE GUERRA

Cabiria Teatro

di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella
disegno luci Davide Rigodanza
costumi Norma Uglietti
distribuzione e management Theatron 2.0
produzione Cabiria Teatro

Fake news, sovranismi e nemici creati ad hoc, non sono cose nate adesso. Sono sempre esistite e hanno avuto la loro definitiva affermazione nei primi decenni del Novecento grazie a due fattori principali: l’allargamento del corpo elettorale in seguito alla legge del 1912 e la nascita di nuove tecnologie. Il 18 aprile 1914 a Torino, Milano, New York e Parigi viene proiettato per la prima volta “Cabiria”, di Giovanni Pastrone, film kolossal che segnerà il destino del cinema italiano. Non fu l’unico film importante in quel periodo. In soli due anni verranno prodotti oltre 200 film di propaganda bellica che trasformeranno il cinema da fenomeno da baraccone in una delle industrie più fiorenti al mondo. Ma al tempo stesso quegli stessi film, insieme alla neonata scuola statale, che operava identici convincimenti patriottici nei più piccoli, convinceranno la popolazione italiana a partecipare a quella enorme carneficina.

Trama

Olmo è un pioniere del cinema, Ada è una maestra elementare. Vivono in una brillante Torino, in piena Belle Epoque. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, usando lei come attrice improvvisata. Ada, seguendo alla lettera le direttive ministeriali, insegna ai bambini le parole di D’Annunzio mentre sullo sfondo avanzano le prime lotte per l’emancipazione femminile. Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la possibilità di realizzare i propri sogni pure. Fino a quando non sono costretti entrambi a partire per le zone di guerra e lì si accorgono che il loro entusiasmo è stato l’inizio della loro fine.

Note di regia

I tempi che stiamo vivendo assomigliano incredibilmente a quelli che hanno condotto l’Europa nel baratro della Prima Guerra Mondiale. L’entusiasmo per i social network assomiglia a quello scatenato per il cinema di allora e la possibilità di arrivare a tutti rende questi strumenti tanto potenti quanto pericolosi. Il “popolo” affollava le sale e si emozionava, rideva, piangeva, lottava e vinceva contro gli austriaci dipinti come pericolosi invasori come oggi il “popolo” affolla i social network e si emoziona, ride, piange, lotta e vince contro coloro che vengono definiti gli invasori di adesso. Colpisce anche un’altra analogia: l’estrema facilità con cui si potevano creare i contenuti dei film di allora corrisponde all’ estrema facilità con cui si può fare un post oggi perfettamente credibile. Per questo abbiamo deciso di girare anche noi un film, durante lo spettacolo, per scardinare da dentro la macchina mitopoietica del film e mostrare la facilità con cui si può confondere la realtà con la narrazione della stessa. Ma se è così facile, perché non siamo in grado di creare contronarrazioni che limitino “le belve” della comunicazione? Perché il male attrae, e non tutti riescono a salvarsi, e questa attrazione sarà fatale anche per uno dei due protagonisti della nostra storia.

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